Orpheus vola al Festival Internazionale di Teatro del Cairo
settembre 30th, 2010 by Daniela
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Al Teatro Palladium, nel cuore della Garbatella, quartiere popolare modello del periodo del Ventennio, sul tema: “Diversità culturale, un bene per tutti”, si è svolta dal 15 al 18 settembre, la nona edizione della “Festa d’Africa-Festival internazionale delle culture dell’Africa contemporanea”. La manifestazione è stata promossa e organizzata dal “Centro Ricerche Teatrali scena Madre”, diretto da Daniela Giordano, attrice e regista. Alla realizzazione hanno assicurato il loro concreto sostegno l’Assessorato alle Politiche Culturali e della Comunicazione del Comune di Roma e l’Università “La Sapienza” – Dipartimento di Lingue per le Politiche Pubbliche. Ha aderito, altresì, la Presidenza della Repubblica con il suo Premio di Rappresentanza. Per il patrocinio, si citano: il Senato della Repubblica; la Camera dei Deputati; i Ministeri degli Affari Esteri, dei Beni Culturali, e delle Pari Opportunità; la Commissione italiana per l’Unesco; le Ambasciate di Tunisia e Senegal. Come si vede, quindi, la cultura della diversità rappresenta qualcosa di più di una semplice dichiarazione di intenti. Quasi una piccola.. Onu! Già, perché le idee, come si sa, camminano -solo ed esclusivamente- sulle gambe e “attraverso” le anime degli uomini (in questo caso, di una donna “illuminata”, come Daniela Giordano!).
In particolare, sull’onda dell’equazione “diversità x diversità”, il 17 settembre la compagnia “Divano Orientale Occidentale” ha presentato lo spettacolo teatrale “Ammaliata”, definita come (lett.) una “orchestra popolare per coro di sei voci e tre seggiole”, scritto e diretto da Giuseppe L. Bonifati. Il modulo (per la verità, ben lontano dall’espressività e dalle escissioni chirurgiche -una vera lobotomia del conformismo benpensante e dell’ipocrisia sociale siciliana, a beneficio della cruda verità- operate dalla drammaturgia teatrale di Emma Dante) si è orientato sull’ambiguità di genere, con tre lugubri prefiche impersonate da attori maschi, con voci bianche mature ed isteriche. I (le) tre vestiti di nero, con i visi tinti di biacca, trattati come pareti murarie di Paesi meridionali bruciati dal sole, sono stati affiancati da due giovani donne ed un prestante attore di colore, con il ruolo di rubacuori. Le esistenze delle due ragazze vengono tiranneggiate e dirette dalla prefica in capo, orfana della figlia morta giovane, con una sequenza -decisamente ridondante- di impacciati minuetti, grida a sorpresa, operati con tonalità rigorosamente sopra le righe. Allo spettacolo è venuto a mancare un vero filo conduttore, nella vana attesa di un messaggio chiaro ed incisivo sulla diversità culturale, che non fosse quella dialettale fin troppo “caricata”. Insomma, un po’ fuori tema.
Viceversa, sabato 18 settembre “Keur Senegal” di Lamine Dabo, ha visto andare in scena quindici fantastici artisti senegalesi, tra danzatori, musicisti, ballerini acrobati e cantanti del gruppo Farafinaritmi, con il grande il ritorno sulla scena romana del percussionista Sena MBaye. “Keur” in wolof, la lingua nazionale in Senegal, vuol dire “casa”, mentre il canto “Keur Senegal” rappresenta l’occasione, per uomini e donne, maestri della loro arte, di riunirsi la sera, al chiaro di luna, per festeggiare e chiacchierare tra di loro, al suono degli strumenti musicali tradizionali. La forza e l’energia di suonatori e ballerini, unita a canti e recitativi di grande intensità, ha portato i misteri e il fascino dell’Africa al centro del palcoscenico, il cui spazio si è rivelato del tutto insufficiente a contenere i ritmi, le acrobazie, i fuori programma, i salti di scala, le dilatazioni delle percussioni fino allo sfinimento fisico di quei magnifici interpreti di se stessi. Gli artisti senegalesi hanno messo al centro della rappresentazione l’anima del loro popolo, con ballerine a dimensione “reale”, né “palestrate”, né patinate, come quelle dei “variety show” televisivi nostrani, sempre troppo “bambole” per essere vere.
Ed i percussionisti hanno dato dimostrazione pratica dei movimenti rapidi, catturati dai quadri futuristi di Balla e Boccioni: le mani agivano tanto velocemente sul cuoio dei tamburi da trascinarne la stessa materia fisica in una scia sequenziale di livelli cromatici e di tonalità, fino a confondere i sensi, per cadere nell’estasi di una danza giocata -in ogni direzione, secondo linee ora curve, ora rettilinee- con incredibile potenza di braccia e gambe, in un crescendo senza fine di gestualità, espressività e fisicità. L’Africa pacifica ha mostrato le sue.. “gambe”, così robuste da portare lontano da qualunque forma inutile di violenza e di guerra, categorie che, in fondo, appartengono solo alla cultura occidentale e alla sua “famelicità” (umana ed economica), incarnata dallo schiavismo e dalla deportazione di intere popolazioni africane nel continente americano. Quando riusciremo a rimarginare quelle ferite? La Giordano ci dà una speranza, non appartenendo né a lei né a noi la.. “certezza” di farcela!
pubblicato su il Manifesto del 8 settembre 2010
di Laura Landolfi
La nona edizione dal 15 al 18 settembre al Teatro Palladium
«Meglio la sagra della porchetta che una festa di africani». Quando nove anni fa Daniela Giordano, direttore artistico di Festad’Africa contattò la Regione Lazio questa fu la risposta che le venne data. Molte cose sono cambiate da allora e oggi il festival continua a non avere l’appoggio della Regione né – per la prima volta – quello della Provincia ma quello incondizionato del Comune sì. Così un orgoglioso Umberto Croppi annuncia il suo finanziamento di 30.000 euro al festival che rientra nell’Estate romana «un esempio di capacità di mettere insieme spettacolo e culture diverse grazie a una serie di relazioni consolidate con i paesi coinvolti», una sorta di operazione di «diplomazia internazionale» insomma. Ma il vero riconoscimento sono il premio di rappresentanza del presidente della Repubblica e un messaggio inviato dal presidente della Camera. Testimonianza che in questi anni il festival, in scena al teatro Palladium (piazza Bartolomeo Romano 8) dal 15 al 18 settembre grazie anche all’Università La Sapienza, è andato avanti nel suo percorso per creare un dialogo per la pace. «Anche se – sostiene il direttore artistico – questo è stato l’anno più difficile perché la crisi internazionale spesso viene usata come alibi quando bisogna finanziare progetti simili». Ma il comitato organizzativo della rassegna va avanti nonostante tutto «perché l’Africa è l’emblema della diversità, infatti non c’è un posto o un cibo uguale se la si attraversa da nord a sud». La storia di Festad’Africa è quella dell’evoluzione del linguaggio: «Gli africani erano indicati solo come vù cumprà così parlavamo di tolleranza perché i tempi non erano ancora pronti mentre oggi abbiamo fatto un passo avanti e parliamo di accoglienza». Il festival si apre il 15 con una tavola rotonda dedicata alla cittadinanza che ospita i due firmatari del disegno di legge per il diritto di cittadinanza Fabio Granata e Andrea Sarubbi, seguirà la proiezione del film-documentario di Camilla Ruggiero Fratelli d’Italia dedicato all’integrazione degli adolescenti immigrati. Tra gli spettacoli il 16 la compagnia tunisina L’Art des Deux Rives con Zirriat bliss , ovvero le serve di Jenet in chiave israelo-palestinese, per l’Italia la compagnia Divano Orientale Occidentale presenta Ammaliata (il 17). Il 18 quindici artisti senegalesi in Keur Senegal diretto da Lamine Dabo chiuderanno la rassegna mentre ogni pomeriggio incontri coordinati dalla stessa Giordano e da Alessandro Jedlowsky aiuteranno a far «circuitare le idee».
Con l’Adesione e il Premio di Rappresentanza del Presidente della Repubblica
Festad’Africa Festival 2010
Festival internazionale delle culture dell’Africa contemporanea
Diversità culturale un bene di tutti
nona edizione
Direzione artistica Daniela Giordano
dal 15 al 18 settembre 2010 – Teatro Palladium, Roma
È un evento del CRT scenaMadre
Con il sostegno di:
Comune di Roma Assessorato alle Politiche Culturali e della Comunicazione; Dipartimento di Lingue per le Politiche Pubbliche Università di Roma “La Sapienza”
Con il patrocinio di:
Senato della Repubblica, Camera dei Deputati, Ministero dei Beni Culturali, Ministero per le Pari Opportunità, Ministero degli Affari Esteri, Commissione Italiana per l’UNESCO
Ambasciate di Tunisia e Senegal
In collaborazione con:
Il Labirinto-Progetto Educinema
Cliccaquì-Roma
Alcantara Teatro/ Mediterraneo
Afriwines
Con l’adesione e il Premio di Rappresentanza del Presidente della Repubblica Festad’Africa Festival internazionale delle culture dell’Africa contemporanea giunge nel 2010 alla nona edizione, promossa e organizzata dal Centro Ricerche Teatrali scenaMadre, diretto da Daniela Giordano, attrice e regista, realizzata con il sostegno dell’Assessorato alle Politiche Culturali e della Comunicazione del Comune di Roma, e dell’Università “La Sapienza” - Dipartimento di Lingue per le Politiche Pubbliche.
La nona edizione di Festad’Africa festival internazionale delle culture dell’Africa contemporanea si realizza con i patrocini di Senato della Repubblica, Camera dei Deputati, Ministero dei Beni Culturali, Ministero Affari Esteri, Ministero alle Pari Opportunità, Commissione italiana per l’Unesco, Ambasciate di Tunisia e Senegal.
Questa edizione sceglie di continuare il suo percorso che considera la cultura il luogo ideale per la costruzione di un dialogo pacifico tra le genti e si intitola
Diversità culturale, un bene di tutti
Il Festival, unico nel suo genere in Europa, da anni promuove e sostiene le espressioni artistiche contemporanee del continente africano, con lo scopo di conoscerne e diffonderne i contenuti e i valori universali e di sensibilizzare, attraverso la cultura, l’integrazione e l’incontro tra culture e popoli.
Il festival ha creato, in questi anni, la consuetudine di affrontare tematiche scottanti della nostra contemporaneità ( i bambini soldato, le mutilazioni genitali femminili, la povertà e l’impoverimento, la condizione delle donne, le guerre etniche, l’immigrazione , diritto alla cittadinanza,…), attraverso lo sguardo degli artisti che, con il linguaggio dell’arte e con differenti mezzi, dal teatro, alla danza, al cinema, sono in grado di leggere la realtà, traducendo fatti e accadimenti, in una sintesi poetica e metaforica, capace di sensibilizzare e comunicare con un pubblico, anche non preparato, creando coscienza e offrendo informazione e riflessione.
La nuova composizione della società contemporanea nella quale viviamo, multietnica e multiculturale, ci obbliga a riflettere sul valore delle diversità come opportunità per approfondire il valore della nostra identità in relazione e nel dialogo con culture differenti.
La grande crisi economica globale porta con sé il grave rischio di comportamenti violenti e razzisti che bisogna contrastare, alimentando e sostenendo la promozione, la produzione e la circuitazione delle idee e dell’arte. L’impoverimento culturale è infatti alla base dei comportamenti xenofobi e di intolleranza religiosa dei quali siamo testimoni. E’ necessario non abbassare la guardia e impegnarsi in azioni vigorose che creino costantemente le occasioni per un confronto costruttivo e di dialogo interculturale. I risultati che Festad’Africa Festival ha conseguito dal 2002 a oggi, in otto edizioni, confermano che è possibile e strategico investire nella cultura contemporanea, e che questa azione culturale, sociale e politica, va estesa oltre i confini del nostro vivere quotidiano.
(Daniela Giordano)
Fino ad oggi sono state coinvolte e presenti al Festival trentacinque nazioni diverse, e questo ha contribuito a diffondere nel mondo la cultura africana e a sensibilizzare il pubblico al suo valore.
Il Festival persegue la finalità di contribuire alla creazione di una cultura di pace e di pacifica convivenza, basata sulla conoscenza, il rispetto reciproco e sul valore delle differenze, promuovendo l’incontro e il dialogo tra culture differenti, attraverso la danza, il teatro, la musica, il cinema, la letteratura e gli incontri.
Artisti e società civile impegnati nell’opera di rinnovamento, si incontrano per diffondere il loro lavoro e la loro ricerca espressiva e culturale all’interno del più universale contesto umano, contribuendo a formare una nuova coscienza priva di pregiudizi e un nuovo atteggiamento disponibile al dialogo.
Obiettivo primario del festival è creare valore per le comunità locali inserendole in un contesto di confronto sopranazionale, affidando al teatro e alle arti così indirizzate, il compito di avvicinare le genti, nel rispetto e nella tolleranza.
Dalla cultura dei padri al destino dei figli quest’anno il Festad’Africa festival propone un approfondimento sulle diversità culturali e linguistiche aprendo anche lo sguardo alle diversità culturali di una stessa nazione.
La programmazione tutta romana si inaugura il 15 settembre al Teatro Palladium – Università Roma Tre, con una tavola rotonda su Immigrazione-Cittadinanza che vuole focalizzare sul diritto di cittadinanza per le seconde generazioni di immigrati in Italia.
Giornata realizzata in collaborazione con Il Labirinto-Progetto Educinema .
Ne discuteranno , con la platea, i politici e i giuristi, esperti del settore, invitati. Sono stati invitati: On. Fabio Granata e On. Andrea Sarubbi, firmatari del disegno di legge per il diritto alla cittadinanza; Maruan Oussafi, responsabile nazionale di Anolf Giovani di 2 Generazione, e Osama Al Saghir, Associazione Giovani Musulmani in Italia . Conduce Marino Sinibaldi direttore di RAI RADIO3.
Presentazione dei film-documentario, Sei nel mondo diretto da Camilla Ruggiero ( Italia 2006) e Fratelli d’ Italia ( Italia 2009), diretto da Claudio Giovannesi , che affrontano il tema dell’ integrazione degli adolescenti immigrati in Italia.
Il 16 settembre verrà poi presentato lo spettacolo la compagnia tunisina L’art de le deux rives, presenta in prima nazionale e europea , Zirriât bliss ( I semi di lucifero), ispirato all’opera teatrale “Les Bonnes” e agli articoli “I palestinesi” e “4 ore a Chatila” di Jean Genet, adattato dal drammaturgo tunisino contemporaneo Ibrahim Ben Amor, con la regia di Hafedh Kalifa. Le musiche sono di Evelina Meghnagi.
Se i personaggi femminili del testo di Genet, si trovano private della loro libertà, incapaci di decidere sul loro destino, queste donne parlano soprattutto della loro femminilità in un territorio lontano e oscuro. Si parla della femminilità ma la metafora teatrale affonda la riflessione sulla questione Israele-Palestina, in un ottica nuova e interessante: porre l’accento sul conflitto interno palestinese. Uno spettacolo che gode delle magistrali interpretazioni delle grandi attrici tunisine: Ben Yahia Jalila e Dalila Meftafi. Completano il cast : Nourhène Bouzaïane, Hajer Ben Saïd, Mansour Sghaïer.
Nella proposta tematica “Diversità culturale, un bene di tutti”, il festival propone una compagnia italiana con testo italiano, che parla del nostro oggi multiculturale e multietnico, importante testimonianza delle molte Italie che convivono nella nostra nazione.
Il 17 settembre la compagnia Divano Orientale Occidentale presenta Ammaliata, orchestra popolare per coro di sei voci e tre seggiole , drammaturgia e regia
Giuseppe L. Bonifati con la collaborazione di Cecilia Di Giuli con Luigi Tabita, Fabio Pappacena, Maurizio Semeraro, Roberta De Stefano, Lisa Severo, Giuseppe L. Bonifati. La valorizzazione delle diversità culturali, ci spinge a cogliere la ricchezza e la varietà del nostro territorio, e a comprendere con maggior chiarezza l’appartenenza di ogni singolo segmento a un Tutto, che nella sua complessità, non può essere semplificato in nessuna parte. La ricerca drammaturgica di Bonifati, è partita come una larga spirale di lingue calabresi, con certe assonanze della Campania, della Puglia e della Basilicata, che arrivano dal mare, dalla montagna, a celebrare matrimoni di suoni, oscuri riti popolari.
Chiude il festival sabato 18 settembre Keur Senegal di Lamine Dabo che coinvolge in scena quindici artisti senegalesi tra danzatori, musicisti, ballerini acrobatici e cantanti del gruppo Farafinaritmi e che segna, anche, il ritorno sulla scena romana, del grande percussionista Sena MBaye. “Keur” in wolof, la lingua nazionale in Senegal, vuol dire “casa”. In Senegal il canto “Keur Senegal” è l’occasione per uomini e donne, maestri della loro arte di riunirsi, di festeggiare e di chiacchierare al suono degli strumenti musicali tradizionali la sera, al chiaro di luna.
Ogni pomeriggio alle 19.30 incontri con artisti immigrati coordinati da Daniela Giordano e Alessandro Jedlowsky .
Nel foyer ispirandosi al titolo del festival “Diversità culturale un bene di tutti” Alessandra Toro presenterà un’esposizione dal titolo ANWAR PER AGENDA 21, su tre etnie che si sono battute per l’autodeterminazione dei loro popoli, : i CHEWA del Malawi, i SAHRAWI del Sahara Occidentale e i SAN del Kalahari.